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Football lives ep. 23 l’Inter di Mourinho – Live & Football

Sono passati esattamente dieci anni da quella stagione che rimarrà indelebile nelle menti dei tifosi nerazzurri. Ripercorriamo i passi più significativi nell’annata di quella straordinaria squadra.

Precampionato

Stagione 2009/10. Josè Mourinho ha sostituito Roberto Mancini sulla panchina nerazzurra già da un anno, mantenendo quasi tutta la squadra precedente e confermandosi campione d’Italia. Tuttavia, i progressi in Europa voluti da Moratti non sembrano arrivare; nella stagione precedente, infatti, i nerazzurri non vanno oltre gli ottavi di finale di Champions League, eliminati dal Manchester United di Sir Alex Ferguson. A questo si aggiunge la dolorosa eliminazione in semifinale di coppa Italia ad opera della Sampdoria di Cassano e Pazzini.

Ma i problemi in casa Inter non sembrano finire qui. Zlatan Ibrahimovic, stella della squadra, inizia a mostrare i primi segni di sofferenza: probabilmente deluso dalle ripetute eliminazioni agli ottavi di Champions e convinto di poter ambire alla vittoria della coppa, manifesta apertamente la volontà di cambiare aria.

In questo clima la squadra viene completamente rivoluzionata. Innanzi tutto, Mourinho consolida la scelta del 4-3-1-2 abbandonando definitivamente il 4-3-3. Il vero protagonista della rivoluzione è però l’organico: dal Genoa arrivano Thiago Motta e Diego Milito, quest’ultimo non senza un po’ di scetticismo vista l’età (29) e l’assenza di grandi esperienze europee. Dal Bayern arriva Lucio e dal Real Madrid Wesley Sneijder, calciatore considerato una promessa ai tempi dell’Ajax ma che in Spagna non ha convinto.

Una prima formazione dell’Inter 2009/2010 in un’amichevole estiva.

Al contempo salutano numerosi calciatori tra cui anche senatori: Figo, Cruz, Adriano, Dacourt, Burdisso, Crespo e Maxwell.

A ritiro estivo inoltrato anche Ibrahimovic viene accontentato: il 27 luglio 2009, nell’ambito di un’operazione che vede lo svedese accasarsi al Barcellona, arriva a Milano Samuel Eto’o più un robusto conguaglio economico.

Il tecnico portoghese si ritrova quindi tra le mani una rosa completamente nuova da sperimentare in campo e un gruppo ancora da formare nello spogliatoio (in questo si rivelerà fondamentale Marco Materazzi).

La stagione: prima parte.

L’inizio di stagione sembra confermare le problematiche del precampionato: i nerazzurri perdono la supercoppa italiana a Pechino contro la Lazio ed il campionato si apre con un anonimo 1-1 contro il Bari.

Alla seconda giornata l’appuntamento è di quelli importanti: il derby contro Milan. Gli uomini di Mourinho danno il primo, forte segnale di coesione superando i rossoneri con un roboante 4-0 in cui vanno a segno entrambi i nuovi acquisti genoani.

Questa vittoria fa da trampolino di lancio per un girone d’andata fatto in gran parte di vittorie, in cui spiccano uno 0-5 sul campo del Genoa condito da una prodezza balistica di Stankovic, e l’emozionante 4-3 sul Siena ottenuto all’ultimo secondo dopo un gol di Samuel in veste di quarto attaccante.

L’Europa.

In Champions League però, i problemi non sembrano del tutto superati. L’urna abbina l’Inter a Barcellona, Rubin Kazan e Dinamo Kiev, dando vita ad un girone di campioni nazionali.

I nerazzurri non vanno oltre il pari in tutte le gare del girone di andata, chiuso con soli tre punti. La prima gara di ritorno a Kiev, quindi, porta con sé una tensione altissima che viene subito messa alla prova al 21’, quando proprio l’eroe rossonero Andriy Shevchenko causa l’ennesimo dispiacere ai tifosi interisti: il suo tiro deviato si impenna e spiazza Julio Cesar. Mourinho non perde lucidità: riesce a dare la scossa ai suoi negli spogliatoi che riacciuffano il pareggio e infine la vittoria negli ultimi 5 minuti. Tutto rimandato.

Sneijder e Balotelli esultano dopo il gol dell’1-2 sugli ucraini.

Nella partita successiva in pochi nutrono speranze: l’Inter viene superata 2-0 al Camp Nou e si gioca il tutto per tutto nello scontro diretto con i campioni di Russia a Milano. La partita si rivela più ostica del previsto ma, alla fine, la spuntano i nerazzurri che si qualificano alla fase successiva all’ultimo respiro, come secondi nel girone.

Quando la squadra sembrava essere entrata bene nei meccanismi di gioco, a gennaio bisogna fare i conti con un’assenza importante: Eto’o dovrà giocare la coppa d’Africa. La sessione invernale allora, completa lo scacchiere a disposizione del tecnico portoghese con l’arrivo a Milano dell’ultima importante pedina: Goran Pandev.

La stagione: seconda parte.

Iniziano, intanto, le fasi finali della coppa Italia che vedono l’Inter superare prima la Juventus e poi la Fiorentina in semifinale fino a giungere in finale dove incrocerà la Roma di Spalletti, vera antagonista italiana di questo periodo a causa della quale i milanesi stavano per perdere lo scudetto due anni prima.

Con gli ottavi, riprende anche la Champions League. Il sorteggio non è dei più clementi per i nerazzurri che, dopo aver pescato due anni prima il Liverpool finalista e l’anno precedente il Manchester United anch’esso finalista, questa volta trovano ancora un’inglese: il Chelsea di Carlo Ancelotti, quell’anno vincitore del campionato. I fantasmi rossoneri non sembrano dunque voler abbandonare i cugini. L’Inter, tuttavia, riesce ad imporsi 2-1 a Milano e 0-1 a Londra grazie a due stratosferiche prestazioni di Milito che, a questo punto della stagione, ha fatto ricredere pubblico e critica sul suo acquisto.

I quarti di finale risultano invece essere più bonari: i nerazzurri vengono abbinati al CSKA Mosca, in cui figura un giovanissimo Dzagoev e che, fin qui, ha fatto un ottimo percorso. Il divario tecnico però è troppo elevato ed i milanesi giungono così facilmente in semifinale.

Tuttavia, l’entusiasmo per le ritrovate semifinali sembra esaurirsi di colpo quando i tifosi guardano il tabellone: ancora il Barcellona di Guardiola e dell’ex Ibrahimovic, di cui i nerazzurri hanno avuto un assaggio nei gironi e che sembra più agguerrito che mai.

La situazione in Italia.

Questa grande volontà di far bene in Europa, tuttavia, inizia a distogliere la squadra dalla concentrazione tra le mura italiane. Il girone di ritorno di Serie A vede l’Inter frenare bruscamente a causa di una serie di pareggi inaspettati e diverse sconfitte, tra le quali spicca il sonoro 3-1 rimediato a Catania. Dopo aver perso lo scontro diretto a Roma a causa di un grande Luca Toni, tornato in Italia a gennaio dopo l’esperienza al Bayern, il pareggio per 2-2 a Firenze si rivela fatale: per la prima volta dopo 25 giornate l’Inter perde la testa della classifica in favore di una Roma che non ha mai smesso di crederci.

La pressione inizia a farsi sentire. I tifosi nerazzurri ora intravedono gli incubi del recente passato in cui sfumò uno scudetto sul più bello e una Champions proprio in semifinale.

Mourinho però non ci sta, non può permettere che la magia finisca sul più bello. Il tecnico di Setubal è pronto ad affrontare tutto con la piena fiducia che ripone nei suoi uomini ai quali lancia un chiaro messaggio: “voglio tutto!”.

Il finale di stagione

Entriamo così in una settimana cruciale: nel giro di 4 giorni l’Inter riceverà a Milano prima la Juventus, desiderosa di mettere uno sgambetto ai rivali di sempre, e successivamente i marziani del Barça.

Il derby d’Italia, come prevedibile, è carico di tensione: una partita molto tattica dettata dalla paura di esporsi e che fatica a sbloccarsi. Sul finale però, Maicon, altro uomo chiave della squadra, si inventa un gol da cineteca: sugli sviluppi di un calcio d’angolo prende al volo un pallone fuori area e, dopo aver saltato un avversario con un palleggio, sfodera un destro violentissimo che si insacca nell’angolo basso dove Buffon non può arrivare, il tutto senza che il pallone tocchi terra. San Siro esplode. Il gol spazza via paure e ansie e sul finale Eto’o trova il raddoppio che mette fine al match.

Nonostante la vittoria, la gioia dura appena una nottata. L’ambiente è tesissimo nell’attesa che i catalani sbarchino in Italia. Mourinho studia gli avversari attentamente con l’obiettivo di far prevalere quel calcio “all’italiana” tanto preso in giro in Spagna dagli adulatori dello spettacolare tiki taka di Pep Guardiola.

Il simbolo di una stagione, le semifinali con il Barcellona.
Andata

I ritmi della partita sono subito elevati, le squadre non si risparmiano ma, nonostante l’Inter produca di più, è il Barcellona a passare in vantaggio con Pedro dopo un’incredibile discesa sulla fascia dell’ex Maxwell. I nerazzurri non si perdono d’animo e spingono più forte di prima: Milito ed Eto’o sfiorano il pareggio in due occasioni. Alla terza un grande aggancio di Milito che serve Sneijder davanti la porta mette l’olandese nelle condizioni di battere a rete: è 1-1, l’Inter c’è.

Nella ripresa l’Inter è decisa a sferrare il colpo decisivo: entra Pandev ad infoltire il tandem offensivo. È proprio dai piedi del macedone che viene innescata una rapidissima azione di contropiede che coglie di sorpresa la difesa avversaria rimasta troppo alta: così riesce ad essere servito Milito, il quale è costretto ad allargarsi ma vede a rimorchio un instancabile Maicon, che con la sua velocità buca la retroguardia blaugrana ed insacca alle spalle di Victor Valdes. Lo stadio è in delirio. Il match però, non è ancora finito. Messi ci tiene a ricordare questo ultimo punto calciando una punizione su cui Julio Cesar si deve superare e poi ancora il portiere brasiliano salva la sua squadra su un colpo di testa di Piquè. Proprio quando il Barcellona sta tornando in partita l’Inter colpisce di nuovo gli avversari con la specialità della casa, il contropiede: una palla colpita in modo maldestro da Sneijder serve involontariamente Milito che davanti la porta non sbaglia. 3-1, fischio finale. Non ci si crede, l’Inter ha rapito i marziani del Barcellona. Anche Ibrahimovic in panchina è incredulo, i tifosi sono al settimo cielo.

Maicon e Pandev esultano dopo il 2-1 al Barcellona.

Sull’onda di questa storica impresa, i nerazzurri ritrovano fiducia anche in campionato mettendo insieme una serie di tre vittorie, tra cui il surreale 0-2 dell’Olimpico contro la Lazio quando tutto lo stadio esulta ai gol dell’Inter: una vittoria laziale avrebbe agevolato la conquista dello scudetto ai cugini romanisti. La Roma ha infatti perso di nuovo la testa della classifica nella giornata precedente ad opera della Sampdoria di uno scatenato Pazzini.

Ritorno

I tifosi catalani accolgono i milanesi in un clima pazzesco: le strade sono deserte, i pub affollati e i 90.000 che sono riusciti a trovare un biglietto, hanno trasformato lo stadio in una bolgia fatta di cori e colori. Tutto promette battaglia. Sugli striscioni si legge chiaramente una parola: “REMUNTADA”.

Le cose si mettono subito male quando, al 30’ Thiago Motta viene ingiustamente espulso per un fallo su Busquets, il quale si rende protagonista di una plateale sceneggiata che ancora tutti ricordano. L’Inter soffre ed in dieci uomini si rintana completamente nella propria metà campo. È un assedio blaugrana.

84’ minuto, il muro inizia a vacillare: il Barcellona entra in area ed una grande girata di Piquè manda a vuoto Julio Cesar, il quale può solo osservare il pallone alle sue spalle, 1-0.

Ai catalani serve un altro gol per passare il turno ed i tifosi in delirio ci credono più di chiunque altro. Qui però il portiere nerazzurro decide di abbassare definitivamente la saracinesca mettendo fine ai giochi: prima Messi, poi Xavi rimangono allibiti di fronte alle acrobazie mostrate dal brasiliano su due tiri angolatissimi. Fischio finale. Nello stadio cala il silenzio. Sul campo si distingue la sagoma di un uomo che corre all’impazzata con un braccio al cielo: è Josè Mourinho che stasera ha ricordato a tutti di essere lo Special One. L’Inter ritrova la finale di coppa dei campioni dopo 38 anni. Ora il sogno appare più vicino.

Le tre date della storia

La finale di coppa Italia.

Roma, 5 maggio: Roma-Inter. Il calendario non ricorda i giorni migliori ai tifosi interisti. Tuttavia, è l’occasione per riscrivere il significato di questa data.

La partita è in completo controllo dei nerazzurri sin dal primo minuto e si sblocca al 40’ con un gran tiro da fuori area del solito Milito. Il nervosismo subentrato nei giallorossi, visibilmente delusi dalla situazione di svantaggio nel proprio stadio, non fa altro che agevolare la vittoria finale dell’Inter. I nerazzurri dopo la prima marcatura preferiscono controllare il match, tirando i remi in barca per preservare le energie in vista dei prossimi impegni.  Javier Zanetti alza al cielo la sesta coppa Italia: è il primo titolo verso il triplete.

L’ultima di campionato.

Siena, 16 maggio: Siena-Inter. Il Siena lotta per non retrocedere e, come logico, non regala niente ai nerazzurri. La partita è nervosa, fatica a sbloccarsi. Arrivano intanto notizie poco confortanti dagli altri campi: la Roma sta vincendo sul Chievo, in questo momento i giallorossi sarebbero campioni d’Italia.

Dopo 12 minuti dalla ripresa arriva un pallone in area al principe Milito. Stop e tiro in rapida successione, rete: 1-0. Esplode il popolo nerazzurro. L’Inter controlla la gara e porta a casa il risultato. Lo scudetto resta a Milano, è il secondo titolo in undici giorni.

La finale di Champions League.

Madrid, 22 maggio: Inter-Bayern Monaco. La paura di crollare a questo punto è tanta, la tensione è alle stelle. Si giocano il titolo europeo due squadre autrici di una stagione fantastica. Anche il Bayern, responsabile dell’eliminazione del Manchester United, è in corsa per il triplete avendo già vinto campionato e coppa di Germania.

Il match vede iniziare meglio i nerazzurri che, trascinati da un incredibile Milito, trovano il vantaggio al 35’ dopo un’azione a tre tocchi partita da un rinvio Julio Cesar, transitata da Sneijder e conclusa dall’argentino. Il Bayern mette in luce la sua classe soprattutto nella ripresa quando i tedeschi si rendono pericolosi con Robben, altro olandese uscito quell’anno dal Real Madrid dove, proprio come Sneijder, non è stato apprezzato. Julio Cesar ci mette del suo e la palla non entra. Proprio quando il Bayern sembrava iniziare a far paura l’Inter chiude i giochi. Un’azione di contropiede mette il pallone sui piedi di Milito che avanza e, con una finta, manda a vuoto la difesa tedesca prima di insaccare nell’angolo basso alle spalle di Butt.

Milito entra nell’area bavarese per siglare il definitivo 2-0

È finita! È delirio nerazzurro! Josè Mourinho ha riportato l’Inter sul tetto d’Europa dopo 45 anni dall’ultima volta. Capitan Zanetti che, dal 95’ ha vissuto alcuni tra i più grandi dolori della storia nerazzurra, si lascia andare in un pianto liberatorio prima di alzare al cielo la coppa della storia: l’Inter ha compiuto l’impresa del triplete, mai riuscita a nessuno prima in Italia.

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